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mercoledì 9 febbraio 2011

LA DIGNITA' DELLE DONNE



E' giovedì sono le 0.40, quindi tecnicamente è venerdì, non ho sonno, la colpa è della Santanchè si proprio lei l’onorevole Daniela Santanchè, era ospite della puntata di Annozero andata in onda poche ore fa…

...sono di sinistra e dunque non ho voglia di commentare l’attuale situazione politica né le prese di posizione dei vari schieramenti, ma non faccio che pensare ad alcune parole che questa sera le labbra siliconate di quella che è diventata una delle maggiori sostenitrici di Berlusconi hanno ripetuto spesso: “la dignità delle donne”, al punto da renderle prive di significato.


Non credo di essere femminista, più che altro tifo per la razza umana e mi piace il concetto di diversità, all’uomo e alla donna la natura ha concesso milioni di sfumature nelle quali ritrovarsi ma sembra che la società ammetta solo due varianti, peraltro piuttosto rigide, cosicché finisce sempre che nell’immaginario collettivo le donne siano Lucia Mondella e gli uomini Renzo Tramaglino,

Pensando al significato del concetto di dignità delle donne mi chiedo se per raggiungere gli status sociali che ci sono stati negati per secoli ci siamo fatte prendere dalla smania di emulazione del modello maschile usando qualsiasi arma, primo fra tutte il nostro corpo o se in effetti siamo state sopravvalutate, come esseri dotati di una morale superiore rispetto a quella degli uomini, ma in realtà fatte dei loro stessi fragili limiti.

Qualche tempo fa la mia quarta di reggiseno mi ha salvato da una multa, secondo voi è giusto? Sono io che sfrutto me stessa a mio vantaggio o chi mi sta intorno che rende il mio corpo un oggetto? E poi qual’è, se c’è, il limite? Una multa è accettabile e ottenere soldi e benefici da parte dei potenti di turno grazie alla propria avvenenza invece no?

E’ difficile parlare di questo argomento senza passare per bacchettona o frivola, soprattutto perché è inevitabile in questi casi trovarsi a dare un giudizio e per quanto io non voglia schierarmi mi riesce difficile apprezzare una donna che aspira a diventare “l’escort” di un politico, che sceglie una strada così facile come vendere se stessa in cambio della tranquillità economica e che ha persino il coraggio di vantarsene, sminuendo implicitamente la fatica di tutte quelle donne lavoratrici, studentesse che ogni giorno costruiscono la loro vita un pezzo alla volta senza facili scorciatoie.
A che punto il corpo di una donna prenda il sopravvento sul suo cervello onestamente non saprei dirlo, ma sono estremamente preoccupata, comunque vada il genere cui appartengo ne uscirà sconfitto, ne uscirà, appunto, senza dignità; perché non è indegno vendere il proprio corpo, ma non avere la consapevolezza di farlo ed essere convinte che come donne quella sia la strada migliore o addirittura l’unica da intraprendere… essere schiave innanzitutto di se stesse.

di
Sara Saurini (AttiroKira)

2 commenti:

  1. Sono d'accordo con quanto dice Sara, tutto ciò mi procura una grande desolazione, non c'è più dignità, rispetto, amor proprio.
    Niente ha più valore della carne del proprio corpo, come unico mezzo possibile per ottenere uno status sociale.
    la fatica di migliaia di donne che hanno lottato, fino a morire, pur di far riconoscere la donna come persona di eguale dignità e sdraticare il retaggio millenario della donna oggetto, satellite dell'uomo, ma veramente tutto andato bellamente a farsi friggere in nome della patata che abbiamo in mezzo alle gambe? la cosa più desolante è che siamo noi le prime a non riconoscere la nostra dignità, siamo schiave di noi stesse ancor prima che degli uomini

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  2. Lo leggo e mi deprimo! Questo è anche il mio paese.

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