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domenica 11 agosto 2013

rAndom International. Live Art—Are you here? Were you there?

autori: Annalisa Laghi (XyzKira) e Lucia Paolantonio (RadioKira) 
blinkARTvisor 
arte


Rain room: l'esperienza della pioggia.

Poco più di un mese fa la 55 edizione della Biennale  di Venezia si preparava ad “aprire i battenti” con una serie di conferenze volte a valutare lo stato delle pratiche artistiche contemporanee, e proprio mentre ci si interrogava sul futuro della performance e della live art, ecco arrivare dall’oltreoceano le prime voci dei visitatori del MOMA di New York  pronti a lunghissime code per prendere parte ad un esperimento artistico innovativo: la RAIN ROOM.

Uno spazio di circa 100 mq all’esterno del museo e un diluvio artificiale dettagliatamente coreografato permettono al visitatore di vivere "l’esperienza della pioggia" in modo del tutto insolito, passando attraverso lo scrosciare dell’acqua, ricreandone gli odori e le sensazioni pur senza esserne bagnati. Questo, grazie a numerose telecamere 3d che, registrando i movimenti e la presenza nella sala, interagiscono con il pubblico bloccando la pioggia nel momento e nei punti del passaggio[1].

L’installazione sensoriale, alla ribalta soprattutto grazie al debutto americano, era già stata presentata in una differente versione (animata dalle coreografie di WayneMcGregor) al Barbican Center di Londra (novembre 2012)  ad opera di un gruppo di artisti-progettisti di diversa provenienza, riuniti dal 2002 sotto il nome dello studio di design rAndomInternational. L’interesse per le scienze applicate in relazione allo studio dello sviluppo cognitivo e la sperimentazione continua delle possibilità offerte all’arte dal medium tecnologico sono alla base del lavoro dei suoi fondatori,  Stuart Wood, Flo Ortkrass e Hannes Koch che, di volta in volta coinvolgono diverse professionalità, nel tentativo di  reinterpretare la “natura fredda “ del linguaggio digitale.

Così dalle prime sperimentazioni dei Temporary Graffiti ed i Pixell roller del 2005 si arriva nel 2011 ad opere che permettono, come la Temporary Printing Machine, attraverso la momentanea scannerizzazione dell’immagine dei visitatori su una tela bianca, di riflettere anche sulla tradizionale concezione del ritratto, sul suo ruolo di conservazione della memoria rispetto ad una rappresentazione che, proprio in virtù del suo carattere evanescente, valorizza “il momento perduto”.

Sia che si tratti di sedi istituzionali (esemplare l’installazione permanente del Victoria and Albert Museum di Londra), o di ambienti multisensoriali appositamente creati come la RAIN ROOM, l’interazione tra luce, movimento e frammenti di intelligenza artificiale trasforma questi luoghi nello spazio della performance in cui tutti diventano, più o meno consapevolmente protagonisti. Ingegneri, visitatori, ballerini, registi, chiamati accanto agli artisti a rispondere all’annoso interrogativo: Live Art—Are you here? Were you there?[2]




[1] La Rain Room, nata da una lunga ricerca ispirata dal clima piovoso di Londra, è attualmente parte di Expo 1: New York, uno dei numerosi progetti voluti da Klaus Biesenbach, direttore del MOMA e dal curatore Hans Ulrich Obrist, per analizzare i rischi ecologici in relazione all’attuale instabile contesto socioeconomico, raccogliendo così, le nuove sfide dell’ingegneria e delle scienze sociali.  http://www.domusweb.it/it/arte/2013/07/8/rain_room_random_international.html
[2] Si tratta del titolo della prima conferenza di apertura della Biennale di Venezia 2013. Non a caso, tra gli artisti chiamati ad intervenire, figuravano i rAndom International. 




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