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giovedì 24 luglio 2014

CHIACCHIERANDO CON MAURIZIA GROSSI

Palcoscenico


Artisticamente nasce frequentando la Bottega Teatrale di Firenze diretta dal grande Vittorio Gassman, dopo essersi diplomata inizia a lavorare continuando gli studi sotto l’egida di personaggi come: Giorgio Albertazzi, Peter Clough e Edmonda Aldini che le permettono di maturare esperienze importanti e che la fanno crescere come attrice e come donna. Parla fluentemente in inglese e francese, ama molto la danza che ha studiato e frequentato lungamente avendo come maestro Lindsay Kemp. Ama molto le poesie di John Keats e William Blake e spesso indossa abiti vintage che acquista in negozi d’epoca in giro per l’Italia. La sua attrice preferita senza alcun dubbio è Meryl Streep. Attualmente vive a Roma per lavoro ma  è di Genova dove conserva teneri ricordi. Marcella Sullo ha cercato di capire qualcosa in più di questa donna poliedrica, artista a 360°, ma soprattutto di questa bella persona…


Lei ha iniziato con Vittorio Gassman ...
Sì, ho studiato con lui, rimasi colpita dalla sua grandezza umana. Mi ha insegnato che l’arte è l’unica prova dell’esistenza di Dio.

Ha lavorato anche con Albertazzi ...
Sì, vero. E mentre Gassman era riservato ed elegante, molto timido; Albertazzi invece estremamente estroverso, amava avere una corte intorno.

Nasce come ballerina…
Sì, ho sempre amato la danza, anche se poi ho capito che non era adatta a me. Mancava qualcosa in quella forma d’arte, quel qualcosa poi me l’ha dato il teatro.

Le piacciono le nostre fiction?
Le sceneggiature sono scritte male, banali, casuali. In Italia abbiamo poco questa tradizione. Non sono molte quelle che mi hanno colpita; che so, ad esempio Perlasca o la storia di Olivetti.
Oppure mi sono piaciute le serie ispirate dai film come Gomorra o Romanzo Criminale.

Cosa le piace al cinema?
L’horror, mi piace molto. Da attrice lo consiglio, aiuta a esorcizzare le paure.

Come cambia il ruolo dell’attore dallo schermo cinematografico al palcoscenico teatrale?
Al cinema ti concentri a breve termine, a teatro vivi la storia dall’inizio alla fine e ogni sera è un’emozione diversa. L’emozione è diversa anche perché il pubblico cambia ogni sera.
C’è lo stesso modo di interpretare ma cambia la concentrazione.

Se non avesse recitato?
Mi sarebbe piaciuto scrivere.

Consiglia questo mestiere?
Sì, il teatro è catartico.

Quali sono i valori della sua vita?
Al primo posto mia madre e poi l’amore.

Come si definirebbe?
Fragile…fragile è una bella parola, è quasi uguale in tutte le lingue del mondo

Dove le piacerebbe vivere?
Mi piacerebbe New York, è la mia città. Sono arrivata lì stando male e mi sono sentita subito meglio. Ti sembra di vivere in un film, sembra una grande location. Ma la caratteristica più bella della Grande Mela è che non ti senti mai un turista, appena metti piede in città ti percepisci newyorkese.

Chiudiamo la nostra conversazione con il suo prossimo impegno..
Sì, sarà a ottobre. "Couples" - Ashes to Ashes di Pinter e The Date di Giuseppe Oppedisano. Si tratta  di due atti unici che ci portano a riflettere sulla vita e la morte; luci e ombre che si lasciano intravedere, ma che non si svelano mai. Il dubbio, l’enigma è d’obbligo.
Sono comunque due coppie.  “Couples-Killers”; chi resta e chi va. Siamo noi che scegliamo liberamente nella vita, o abbiamo sempre delegato ad “altri” o al “caso” le scelte?

Non ci resta che vederci a teatro in autunno allora?
Vi aspetto. 

- Marcella Sullo - 

 Le immagini a  corredo sono state gentilmente concesse da Maurizia Grossi



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