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venerdì 20 settembre 2013

LUIGI GHIRRI: una piccola smagliatura sulla superficie delle cose



Alla fine quello che ci è dato conoscere,
raccontare, rappresentare, non è che
una piccola smagliatura sulla superficie delle cose,
dei paesaggi che abitiamo e viviamo.
(Luigi Ghirri - Niente d’antico sotto il sole, 1988)

Sono immagini vuote, davvero, se non stai attento non ci vedi proprio niente. Nebbia, orizzonti, strade pronte a zoppicare verso un lontano infinito e nulla più. Qualche volta, sparute, si affacciano delle cose, subito pronte a dissolversi rapidamente.

Luigi Ghirri, fotografo italiano tra i più apprezzati all’estero - leggermente dimenticato in Italia e forse appena riscoperto - di tutto questo ne ha fatto invece fotografia. L’idea era quella di non descrivere un mondo attraverso stati di cose, ma di lasciare che questi, attraverso l’obiettivo, si impregnassero lentamente di esperienza.


Difficile a scriverlo, figuriamoci a metterci su una poetica fotografica.

A voler vederci chiaro, tutto potrebbe essere facilmente riconducibile al concetto di soglia. In Ghirri le immagini sembrano già finite, concluse, i paesaggi aperti oltre la miope prontezza dello sguardo. Ma in queste stesse immagini, se vogliamo così pittoriche e forse anche apparentemente facili, c’è sempre una frattura spesso rappresentata da una soglia, appoggiata lì per ricordarci la complessità del reale. La frattura tra noi e l’infinito. La piccola smagliatura sulla superficie delle cose, come amava chiamarla lui.


A questo servono la nebbia, le giostre dei bambini, le case nella pianura padana, le porte, gli accidentali oggetti che popolano come giocattoli rotti le sue fotografie. Sono soglie.  Ricordandoci da dove veniamo, servono a riportarci a casa. L’infinito è là, poco oltre, a portata di mano, ma è altro da noi. Irraggiungibile.  

Si potrebbe pensare a delle fotografie tristi. Tutt’altro. Quelle foto abitano tra il pensiero e l’azione, come una musica. Finisce allora che ne vuoi sempre più, perché ne hai capito lo sforzo, afferrato la tensione.

E allora ti ritrovi lì a sfogliare fotografie, come un bambino gioca con il profilo delle nuvole.


“LuigiGhirri. Pensare per immagini. Icone, paesaggi, architetture” in mostra al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma dal 24 aprile al 27 ottobre 2013.


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1 commento:

  1. Il vuoto è dentro chi osserva.. Osservando Ghirri il concetto di soglia è invadente, e solo chi è dotato di umile sensibilità, credo, può comprendere l'immensità di quei momenti.

    Quei giocattoli rotti potrebbero fare piangere un adulto, e quelle spiagge.. La declinazione della malinconia credo sia solo un rafforzativo, dopotutto i ricordi più belli sono sempre permeati di una malinconia COSI.

    Almeno credo.

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