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giovedì 3 ottobre 2013

TRINCEA DI SIGNORE, applaudiamo sommersi da delicatissime battute

autore: Andrea Alessio Cavarretta (IppoKiro)
K-articoli 
Palcoscenico


Riflessione critica circa lo spettacolo teatrale TRINCEA DI SIGNORE  regia di Lydia Biondi,
scritto da Silvia Calamai, con Lydia Biondi e Mirella Mazzeranghi.
Primo Ottobre Duemilatredici, Teatro Millelire – Roma


Alla fine sembra quasi di vederla quella cupola farsi piccola, lontana, sembra quasi di sentirla cadere ancora quella pioggia che sommerge di sé tutto il reale, che rimane lontano, che resta fuori da quella vicenda iniziata con  un possibile caso, colmato da due diverse identità ben delineate, costrette a confrontarsi.

Si può narrare una vicenda rimanendo sempre in punta di penna, sino all’ultima battuta? Si può con delicatezza attraversare un dialogo senza mai esagerare, senza mai strafare, senza mai urlare, si può?
In TRINCEA DI SIGNORE Silvia Calamai riesce a farlo, elaborando un sottile quanto aggraziato testo ricco di linguaggi e metalinguaggi valorizzati da stratagemmi densi di contenuti profondi e simbolismi.
Anche Lydia Biondi lo persegue nel costruire una regia intenta sino alla fine a tenere a freno la recitazione, ben stretta tra tante battutine, modulate con maestria, mai urlate, micro sguardi composti in sorrisi e risate strappate con molta grazia.
Lo fanno le due bravissime attrici, Lydia Biondi e Mirella Mazzeranghi, interpretando i loro personaggi senza mai lasciarsi prendere dalla troppa enfasi ma perfettamente adeguate nelle loro due realtà sempre sussurrate, dette con dolcezza, narrate con eleganza.


Manca forse il picco, quello che fa salire il tono della risata, che fa arrivare l’applauso a scena aperta, forse manca il momento di punta, alto, altissimo,  ma c’è veramente bisogno di quell’estremo, mentre si è immersi in tutta quell’acqua che rende l’ascolto quantomeno fluido!?  Forse no.

Tra vari delineati dialoghi, distinti da fermi immagine arricchiti con residui temporali: la cultura sfida l’ignoranza, la conoscenza,  la saggezza di popolo, la fantasia, l’effettività.
In quel dentro, lontano dal mondo, rimane solo la porzione di un’oggettività diffusa da una radio dotata di una quantità di pile in grado di resistere a qualsiasi oblio, resta solo il vago confuso ricordo delle assurde trame di tante telenovelas, e qualche altro residuo con cui vengono a confondersi le esistenze, le storie individuali rammentate in modo maldestro, sino a delinearsi in altrettante verità surreali, e mentre piove e piove, tutta quell’acqua alluviona ogni sguardo verso il circostante che alla fine sa solo di sogno.
La mancanza di un vero calendario scandisce un tempo ipotetico, un forse nato da quell’eventuale caso di partenza che ha messo insieme due donne, e con loro almeno due punti di vista confrontati, fusi e contaminati.

Così mentre la vicenda scorre sul pubblico, sale il livello di una quarta parete d’acqua a nascondere l’unico possibile fuggire con adeguato rimedio oltre i limiti del quotidiano verso quella, se pur lontanissima, ferma immobile statica cupola, che è sempre lì anche con tutta quella pioggia caduta.


TRINCEA DI SIGNORE
Scritto da Silvia Calamai
Regia di Lydia Biondi
Interpreti: Lydia Biondi e Mirella Mazzeranghi






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