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venerdì 15 settembre 2017

PERCHÉ LA FELICITÀ È DOVE NOI VOGLIAMO CHE SIA...

autrice:  Sara Saurini (AttiroKira) 


Solo dieci minuti per trovare parcheggio al centro di Roma… come direbbe Google “oggi mi sento fortunata!”

Io e i miei tacchi dodici scendiamo dalla macchina, prendo la borsa del portatile che, tra agende e suppellettili varie, pesa più di me, ma credo di aver esaurito la fortuna con il parcheggio, non me la sento di sfidare la sorte lasciandola sul sedile. Devo fare uno strano effetto a chi mi vede, vestito corallo perfettamente abbinato alla tinta dei capelli che ho tagliato in maniera asimmetrica qualche settimana fa, scarpe color argento scuro, borsa che grida: “io lavoro tanto!” sulla spalla destra, e, una bottiglia di vino nella mano sinistra… sì, vino, perché non sto andando a qualche noiosa riunione, oggi ho preso il pomeriggio libero e vado a trovare due vecchi amici.

Risucchiati dalle reciproche vite, complice anche un po’ la lontananza, non ci vedevamo da talmente tanto tempo che faccio fatica a ricordare quale sia il portone giusto.


Suono il campanello, mi accolgono insieme sulla porta di casa, un attimo per squadrarci reciprocamente e poi un abbraccio, perché non ci vediamo da tempo, ma ci vogliamo bene. Luca l’aria paciosa e i capelli scomposti dai quali spicca un ciuffo grigio che termina in sfumature turchine; Antonio look total black, barba e capelli perfettamente curati, fisico asciutto, indossa una felpa con il cappuccio, potrebbe essere un ninja se non lo tradissero i calzini antiscivolo con decori natalizi che porta ai piedi.

Chiacchieriamo, chiacchieriamo e beviamo, chiacchieriamo, chiacchieriamo, chiacchieriamo e beviamo…

Mi raccontano del loro ultimo travagliato anno, dei problemi di salute di Antonio che hanno dovuto affrontare, il lavoro che stava schiacciando Luca e il suo amore per l’arte e, poi, la decisione difficile, anche se così non dovrebbe essere, di dedicarsi a ciò che amavano, anche se questo avrebbe comportato delle ristrettezze economiche… perché i sogni non si posso monetizzare, perché la felicità è dove noi vogliamo che sia, ma per nessuno è veramente nel portafoglio.

Li guardo guardarsi mentre parlano, occhi di amore, ammirazione, rispetto, fiducia…

Luca e Antonio sono sposati già da alcuni anni, ovviamente non in Italia, colpa della Chiesa, del menefreghismo della politica, dell’arretratezza culturale di una parte della popolazione… certo ci sono paesi nel mondo dove i gay vengono ancora perseguitati e uccisi, ma l’Italia è moooolto avanti! Abbiamo addirittura avuto una legge! Certo una legge monca, frutto di svariati e svilenti compromessi, che alla fine hanno risolto solo una parte dei problemi, per quella abitudine tutta italiana di non prendere mai una posizione netta quando la questione è molto importante.

Antonio e Luca prima di tutto, sopra a tutto, sono una famiglia, una vera famiglia che si sostiene che condivide le scelte più difficili, che rimane unita anche quando sarebbe molto più facile mollare, che si divide il carico delle gioie e dei dolori, ma tutto questo a volte passa in secondo piano perché prima di essere famiglia devono giustificare al mondo intero la loro stessa esistenza. Ma nonostante tutto non sono arrabbiati, non trasudano odio nei confronti del mondo che li circonda (come forse farei io) e non perché abbiano in alcuna maniera ridimensionato le problematiche, temo che nessuno potrebbe farlo, ma perché hanno acquisito consapevolezza di quello che vogliono: la felicità… e quando qualcuno ha provato a rubargliela se la sono ripresa, non senza difficoltà, ma se la sono ripresa.

Antonio e Luca sono un esempio, non perché sono gay, ma perché hanno capito il significato della vita: credere nei sogni, fare ciò che li rende felici, condividere e… soprattutto amare.   

- Sara Saurini -