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giovedì 10 gennaio 2013

WILLIAM KENTRIDGE: le ombre del passato


autori: Annalisa Laghi (XyzKira) e Lucia Paolantonio (RadioKira) 
blinkARTvisor 
arte

“Il disegno è pre-verbale, istantaneo, irriflesso. 
L’immediatezza di pensare per disegni è vitale per me”.


Con queste parole  Wililam Kentridge[1] artista sudafricano, (Johannesburg 1955) rivela l’importanza del disegno nella sua ricca e ed eclettica produzione di opere, e proprio il disegno, mezzo di espressione immediato della pratica artistica nonché dimostrazione delle possibilità di rappresentazione del mondo, è la base da cui parte e si struttura  la mostra Vertical Thinking presentata al Maxxi - Museo nazionale delle arti del XXI secolo - di Roma.

Al centro di questo ‘pensiero verticale’, legato secondo Kentridge al rullo della pellicola, al suo modo di accumulare le immagini, vive l’installazione The Refusal of Time[2] in cui sono presenti tutte le componenti fondamentali della sua poetica: la musica, la danza e l’animazione. Diversi  media e linguaggi espressivi, propri di una forte radice teatrale si intrecciano tra loro creando un gioco di ombre cinesi, luci e immagini in movimento da cui al centro della sala, tra ruote di bicicletta e ingranaggi di memoria ottocentesca emerge una macchina (di chiara citazione leonardesca) che sembra quasi respirare.  E ancora megafoni cilindrici, orologi ottocenteschi e altri strumenti, tutti orchestrati da giganti metronomi proiettati sulle pareti, pronti a scandire il tempo del visitatore trasportato in una dimensione epica dal sapore fiabesco.



The Refusal of Time è  una riflessione sul concetto di tempo frutto di una lunga indagine, sviluppata anche con l’apporto dello scienziato Peter L. Galison, sulle relazioni tra tempo e  spazio, le coordinate che l’essere umano tende a considerare basilari per identificare la propria collocazione nel mondo. Il tempo che Kentridge ‘rifiuta’ è il tempo convenzionale che l’uomo (il cui stesso corpo viene visto come un orologio) ha l’illusione di poter misurare, controllare, circoscrivere e del quale egli stesso diventa poi prigioniero.

E così come la macchina pneumatica si espande e si contrae quasi a materializzare i ‘movimenti’ del tempo, il tempo di Kentridge si espande anche al di là dei confini museali, con  Refuse the hour, diventando performance[3]. Danza, lettura, recitazione e canto si fondono in  nuovo viaggio che supera i concetti di progressività e linearità  passando “dalla Grecia classica alla velocità della luce, dal cinema alla fotografia, dal colonialismo a Einstein”, un viaggio che solo un artista come Kentridge  protagonista sul  palcoscenico e  indiscusso protagonista della scena artistica contemporanea poteva condurre.





[1] http://www.tate.org.uk/art/artists/william-kentridge-2680
[2] L’istallazione è stata presentata per la prima volta al pubblico  in occasione della mostra evento di Kassel “Documenta13” ed è stata ripensata per gli spazi della Galleria 5 del Maxxi.
[3] Contemporaneamente all’inaugurazione della mostra al Maxxi, il Teatro Argentina ha ospitato lo spettacolo performance “Refuse of the hour” che ha visto Kentridge protagonista accanto alla danzatrice -coreografa Dada Masilo e all’équipe che lo segue da quand,  nel 2005, realizzò una rivisitazione del “Flauto magico” di Mozart.


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