MENU

K-HOME | KIROLANDIA | KIRI | REGOLAMENTO | CONTATTI  | corrente culturale | fridaartes | privacy e cookie | disclaimer
Kirosegnaliamo | Kiroalmanacco | Kirosegnaliamo
K-NEWS |FOTO | RACCONTI | POESIE | DISEGNI/PITTURE | PALCOSCENICO | MUSICA | ARTE | CINEMA | LIBRI | COSTUME/SOCIETA' | SCIENZE/NATURA | VIDEO
IppoKiro PutzoKiro MayaKira ManuKira AttiroKira MireKira VeraKira CeresKira VolpocaKiro Krouge Krouge

giovedì 16 dicembre 2021

FINCHÉ IL CAFFÈ È CALDO di TOSHIKAZU KAWAGUCHI, ordine e leggerezza per una grande riflessione

 autrice:  Sara Saurini (AttiroKira) 



Qualche mese fa gironzolavo in libreria e ho visto la copertina di Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi, uscivo appena dalla lettura, anzi dalla rilettura, di un libro pulp che amo particolarmente, ma che ogni volta mi devasta, e forse lo amo anche per questo… insomma questo azzurrino chiaro, il gatto in basso a sinistra e le due parole magiche “caffè caldo” sembravano proprio quello di cui avevo bisogno, mi sembrava di poter ritrovare un po’ di pace dopo le 300 pagine di delirio che avevo appena concluso.
 
Ciò che mi affascina di alcuni autori giapponesi è sicuramente l’organizzazione dei contenuti. Le storie anche quando hanno flashback o vicende parallele che si intersecano sembrano seguire una sequenza sinuosa e perfetta, molto forse è dovuto anche alla traduzione, ma in ogni caso è una cosa che trovo rasserenante. Ovviamente questa caratteristica rende la lettura più leggera, ma questo non vuol dire che i contenuti poi debbano essere per forza effimeri, anzi tramutare concetti complessi, senza sminuirli, in qualcosa di più leggero è una dote che molti scrittori vorrebbero avere.

E infatti questo autore con il suo ordine e la sua leggerezza ci porta davanti ad una grande riflessione: il tempo scorre inesorabilmente non sempre è possibile rimediare a cosa non abbiamo detto o non abbiamo fatto, all’amore che abbiamo scelto di non dimostrare per nascondere le nostre immense fragilità. Ogni giorno è un’occasione unica e irripetibile che dobbiamo provare a non sprecare.
 
Kawaguchi ci racconta così che in un caffè seminterrato e senza finestre c’è una sedia sulla quale si può tornare indietro nel tempo per recuperare le occasioni perdute, solo finché il caffè che stiamo bevendo rimarrà caldo… e così il mondo si divide in due gruppi coloro che cercano disperatamente quella sedia per rimediare ai propri errori e coloro che affrontano la vita cercando di non sprecare nulla e perciò non hanno bisogno sedersi.
 
La prima edizione di FINCHÉ IL CAFFÈ È CALDO risale a marzo 2020, pochi mesi dopo era in cima alle classifiche, questo non sempre depone a favore di un libro, anzi per i lettori un po’ snob come me (senza alcuna ragione valida ci tengo a  precisare) qualche volta è un punto a sfavore, ma questo libro merita di essere letto, forse non troverete le complessità, la ricerca e il surrealismo di altri autori giapponesi, ma la vita a volte può essere qualcosa di estremamente semplice da descrivere.
 
“L’acqua cade dall’alto al basso, è la forza di gravità. Anche le emozioni forse agiscono secondo la stessa legge. Di fronte a una persona con cui si ha un legame profondo e a cui si sono rivelati i propri sentimenti, è difficile mentire e lasciar perdere. La verità vuole uscire a tutti i costi, soprattutto quando si cerca di occultare la tristezza o la fragilità. È molto più facile nascondere la tristezza ad un estraneo, o a qualcuno di cui non ci si fida.” 
da Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi

- Sara Saurini - 
_KIROLANDIA®_

 
Toshikazu Kawaguchi
Toshikazu Kawaguchi


Finché il caffè è caldo
di Toshikazu Kawaguchi (Autore)
Claudia Marseguerra (Traduttore)
Garzanti, 2020