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venerdì 10 giugno 2022

IO ED ELENA di Donatella Busini, al TEATRO LO SPAZIO si scava nella profondità dell’anima

 
Recensione critica dello spettacolo "IO ED ELENA" di Donatella Busini, regia di  Mauro Toscanelli e Bruno Petrosino
Replica di sabato ventotto maggio duemilaventidue, Teatro Lo Spazio - Roma.


Bisogna sempre sperimentare nell’arte per cercare vie espressive innovative.
 
Con IO ED ELENA la drammaturga Donatella Busini firma una potente e raffinata pièce che scava nel profondo e che, partendo da una ben determinata narrazione, ovvero il rapporto d’amore tra una madre e una figlia entrambe anime complesse e in differenti maniere affette da disturbi psichiatrici, tende ad aprirsi ad una più ampia via introspettiva che va verso la rappresentazione del grande universo delle molteplici forme relazionali tra svariati rapporti anche fugaci al cui interno spesso si celano e palesano problematiche e germinazioni di violenza. Così mentre le robuste dinamiche umane tra le due protagoniste vanno sviluppandosi, le stesse assurgono ad espedienti per parlare del rapportarsi ciascuna all’altro, del riuscire a comprendersi, a viversi nel giusto equilibrio senza invadersi e sopraffarsi ma neppure senza allontanarsi troppo dai rispettivi sé cercando di compiere percorsi assieme.  
 
Affidato il testo per la messa in scena a Mauro Toscanelli e Bruno Petrosino, arriva l’ardua scelta dell’interpretazione dei due ruoli al femminile da parte degli stessi, forse il tentativo di attraversare il genere e dare una valenza più ampia al raccontare? La sperimentazione è sempre motivazione di grande merito, ed in questo interessante spettacolo, senza dubbio dal grande valore contenutistico, artistico ed estetico il passo è realmente molto ampio.
 
Analizziamo. All’essenza la storia racconta di un’esuberante ex attrice, Giovanna, di certo non troppo salda mentalmente, la cui giovane figlia Elena, dalla mente altrettanto complessa, torna ad abitare con lei dopo un periodo di lontananza impiegato per cure psichiatriche. Parte da qui l’articolato confronto tra le due anime, mentre emerge un’immaginaria figura, “Blanche DuBois”, silente e ingombrante presenza, depositaria delle tante confidenze della ragazza. Quindi sullo sfondo l’opera “Un tram che si chiama Desiderio” di Tennessee Williams, il suo richiamo è costante, continuo, invadente, è fondale dell’essere, eco di pensieri, attimo di poesia. E così, per l’intera durata dell’atto unico, la madre, la figlia si cercano attraverso violente ma anche tenere dinamiche nel costante e contrastante loro amarsi tra le continue difficoltà relazionali, con il persistente desiderio di trovare il giusto modo per festeggiare il loro profondo abbraccio.
 
La messa in scena è esteticamente molto bella, la scenografia è di per sé già racconto, così come lo sono le ricercate ambientazioni, i disseminati dettagli, i bellissimi costumi. Ciascuna delle accattivanti immaginazioni registiche non è solo particolarmente piacevole ma è soprattutto trascinante, anche per merito della struttura del TEATRO LO SPAZIO che si offre a narrazioni coinvolgenti. Ma c’è un ma rispetto a questo stimolante spettacolo, i cui vari elementi sono ben pensati e ben realizzati a partire dal bel testo, forse in alcuni dei tanti passaggi ancora da sciogliere definitivamente, la sua messa in scena non convince appieno, c’è qualcosa che non lo realizza del tutto. Perché?
 
Proviamo a dare una possibile risposta ritornando sull’ardua scelta: ad interpretare le due protagoniste sono gli stessi registi. La bella recitazione di Mauro Toscanelli è molto convincente, il suo ruolo al femminile è accattivante in tutte le sue trasformazioni, tanto da farci identificare l’attore identità oltre il genere, ma la totale aderenza al personaggio che va costruendo sulla scena forse non è troppo regolare e probabilmente la causa è da ritrovarsi nella difficile prova. Mentre l’attore Bruno Petrosino, seppure intrigante nel suo oltremodo complesso ruolo, non riesce a divenire sul palco altra da sé, sino a dare quel senso di universalità che ci si aspetterebbe anche dal suo personaggio. Ergo, in uno spettacolo che punta moltissimo sulla scelta interpretativa tutto il bel castello in parte s’adombra anche se la relazione che intercorre tra i (le) due affiatati protagonisti è ben costruita.
 
Attenzione, però, questa personale riflessione non vuol significare che la pièce non meriti un forte plauso, così com’è stato nell’applauditissima replica a cui ho avuto il piacere di assistere, anzi in questo caso i battimani devono essere ancora più forti, perché si tratta di premiare non solo quanto ampiamente sia ben riuscito in IO ED ELENA ma anche perché è importante incentivare il prosieguo di questa considerevole ricerca. A mio umile parare, sebbene non sia avvenuto il passaggio definitivo tra ciò che si finge sul palco e la verosimiglianza atta a trascinare completamente il pubblico, questa possibilità di far attraversare agli spettatori il percepire è proprio ad un passo che i due capaci registi e la brava autrice potranno trovare insieme per portare questo spettacolo al grande successo che si merita.
 
Nell’attesa che IO ED ELENA torni ad accattivare il pubblico faccio i miei sentiti complimenti a tutto il cast.


Andrea Alessio Cavarretta -
_KIROLANDIA®_
 
 


IO ED ELENA
di Donatella Busini
diretto e interpretato da Mauro Toscanelli e Bruno Petrosino
produzione IPAZIA Production
con il contributo artistico di QUINCE
 costumi di Emanuele Zito
 

www.teatrolospazio.it