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venerdì 16 maggio 2014

PERCHÉ AMO IL MIO PECCATO, spettacolo Gothic al Kopó



Recensione critica dello spettacolo teatrale PERCHE’ AMO IL MIO PECCATO di Diego Placidi
Prima replica, Quattordici Maggio Duemilaquattordici, Teatro Kopó – Roma



L’eccellenza dei piccoli teatri-diamante sparsi nella capitale è oramai evidenza culturale, in questi rilevanti luoghi, gli spettatori assurgono quasi a protagonisti nelle serate di alto livello proposte.

Così al TEATRO KOPÓ ogni minuzia è ben curata dalla carismatica quanto accorta direttrice artistica Francesca Epifani, sia nella presentazione alla critica attraverso una dettagliata cartella stampa che ad un cortese aperitivo offerto a tutti prima che abbia inizio PERCHÉ AMO IL MIO PECCATO di Diego Placidi, sopraffina opera gothic, la cui messa in scena è così viva e palpitante tanto da poterla considerare già lodevole.

La pièce presentata si distanzia dalla citata fonte d’ispirazione  Storia di capinera di Giovanni Verga , il testo evocato diviene, in questa rilettura, sapiente base che si riconforma in un racconto dalla forte identità, i cui elementi connotativi sono così altamente autonomi quasi da creare un punto di vista altro e nuovo.

Un’ora intensa dominata sin dal primo istante da una cupa atmosfera che incede in modo elegante svelandosi solo lentamente, attraverso parole rarefatte, sincopate, urlate quasi squarci in un’oscurità esteriore ed interiore, svelate a tratti da luci taglienti, fendenti come lame in un’anima invocante perdono.
La voce di una donna dal cuore spezzato che chiede pietà rivolgendosi al suo stesso desiderio sfuggito, al suo stesso dolore, alla sua stessa disperazione, sino all’ultimo respiro.
Le inesorabili Parche tessono le fila della sua vita, l’aggrovigliano nei suoi infiniti istanti ribelli d’esistenza, spettatrici impassibili e commiserevoli di un destino segnato, sino all’arrivo dell’oblio che l’attende sin dall’inizio e che giunge a strapparle il suo ultimo brandello di libertà.

La pièce è molto ben costruita da Diego Placidi sia nella sua elaborazione testuale, molto raffinata, che nella sua struttura registica curata scrupolosamente. Si lascia avvicinare, sfiorare da menti rapite, attraversare da sguardi che entrano in quel nero corposo che non si fa mai troppo conoscere, un distacco sapiente che nella prima parte, leggermente lenta e molto complessa, forse risulta troppo eccessivo, ma che in una seconda fase si apre sino a supportare con efficacia l’intero dramma.

La protagonista, Francesca Verzaro, è molto brava nel modulare la sua articolata interpretazione, ricca non solo di parole ma soprattutto di sospiri, aneliti, piccoli movimenti e continui rimandi concettuali.

Le altre due interpreti femminili Giovanna Cappuccio, Nunzia Mita  sono ben dirette dallo stesso regista, presente sulla scena, che riesce ad intersecare ogni situazione; solo qualche eccessiva levità nella voce non consente di afferrare il bel testo spesso oscurato anche dalla musica in sottofondo che in qualche passo ci si aspetterebbe sospesa.

Le luci sono molto ben studiate tanto da divenire altro argomento performante.

I costumi, la scenografia, il trucco decisamente belli ed interessanti.

Tutto, in questo racconto dark, è teso a comporre una forte vicenda umana, un’invocazione che tiene sospesi sino all’ultima preghiera.

 - Andrea Alessio Cavarretta -


PERCHE’ AMO IL MIO PECCATO
Autore: Diego Placidi
Regia Diego Placidi 
Interpreti: Francesca Verzaro, Giovanna Cappuccio, Nunzia Mita, Diego Placidi 

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