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lunedì 18 aprile 2016

KIROSEGNALIAMO 18-25 Aprile 2016

Kirosegnaliamo






Kiri, continuano le segnalazioni in Kirolandia blog di cooperazione dell'omonima corrente culturale.




Per sognare con voi, di settimana in settimana, alcuni suggerimenti, piccoli e grandi, sia In che Off, selezionati sulla base delle vostre importanti indicazioni, in pieno kirostile, qualità libera da tutto e da tutti.


in merito al TEATRO

DEBUTTI

"COMPAGNI DI BANCO" di Federico Moccia, Christian Marazziti e Gianni Corsi
TEATRO DEI SERVI - Roma - da martedi 19 aprile a domenica 8 maggio2016 - ore 21 da martedì a venerdì_ 17.30 e 21 sabato_17.30 domenica
Ci sono amicizie che resistono al tempo, nascono dai banchi di scuola e ti accompagnano per tutta la vita. Altre che non ce la fanno e si perdono, e durante la vita, a volte, ti ritrovi a pensare con nostalgia a quel rapporto così sincero, così complementare e pensi a quanto sarebbe bello avere quel tuo amico a fianco anche adesso che la scuola non vi tiene più vicini. E se nel momento del bisogno la vita ti regalasse una seconda occasione?
Stefano, incontra Antongiulio proprio nel momento peggiore per quest’ultimo, mentre è in piedi sul parapetto di Ponte Sisto e riflette se è meglio concludere, buttandosi nel fiume, la sua esperienza sulla terra. Stefano, allegro e un po’ incosciente, e Antongiulio, preciso e un potimido, si incontrano così, dopo 25 anni, loro che erano stati compagni di banco e migliori amici al liceo. Stefano prima tira giù dal parapetto Antongiulio, poi lo riconosce e decide di non lasciarlo solo, almeno finché non sarà sicuro che l’altro abbia rinunciato a buttarsi. Lo porta con sé a conoscere il figlio, con cui non è mai riuscito a entrare in sintonia,  Riccardino Lorenzo Zurzolo e a rincontrare dopo tanti anni la sorella Lorella con cui c’è ancora una misteriosa questione da risolvere, fin dai tempi di scuola
A sconvolgere ancora di più la situazione familiare allargata, arriva Claudia, una bellissima attrice di provincia, a Roma provvisoriamente per un provino e in cerca di ospitalità, che risveglierà l’energia giovanile dei nostri protagonisti e la maturità del piccolo Riccardino.
Una commedia, quasi una favola, per chi vuole ridere ed emozionarsi, che tratta con ironia e sentimento l’importanza di essere testimoni attenti l’uno nella vita dell’altro.
- Roberto e Gabria Cipullo e Francesco Tufarelli - 
Autori: Federico Moccia, Christian Marazziti e Gianni Corsi-Regia: Federico Moccia - Interpreti: Micol Azzurro, Francesco Apolloni, Christian Marazziti, Cristiana Vaccaro,  Lorenzo Zurzolo
www.teatroservi.it


"ASPETTANDO GODOT"  di Samuel Beckett - regia di Claudio Boccaccini
con Pietro De Silva e Felice Della Corte
TEATRO GHIONE  - Roma- da martedì 19 aprile a Domenica 30 aprile -ore 21.00_dom. ore 17.00
Considerato dall’unanimità della critica il lavoro teatrale più bello e significativo di tutto il Novecento, Aspettando Godot è divenuto, nel dire comune, sinonimico di una situazione in cui si aspetta l’avverarsi di un avvenimento imminente ma che in realtà non accade mai e in cui, di solito, chi attende non fa nulla affinché questo possa realizzarsi.
Pietro De Silva nei panni di Vladimiro, Felice della Corte in quelli di Estragone, Riccardo Barbera (Pozzo) Roberto Della Casa (Lucky) e Francesca Cannizzo (Ragazzo) sono in scena al Teatro Ghione, diretti da Claudio Boccaccini.
Il capolavoro di Samuel Beckett, che si dipana in un’immobilità solo apparente, è intriso di una comicità graffiante, surreale, a tratti irresistibile. Il tempo sembra immobile, eppure tutto scorre.
I protagonisti, ignari e ingenui ultimi sopravvissuti, pur nella loro essenziale ripetitività, ci raccontano con leggerezza quasi impalpabile il senso profondo della vita. Facendoci riflettere e ridere ci pongono continuamente di fronte al grande circo dell’esistenza umana.
Tutta la programmazione sarà accessibile anche a spettatori non vedenti e sordi che, grazie al Teatro Ghione, possono, da alcuni anni, vivere l'esperienza del teatro.
21 aprile - Replica con audio descrizione per spettatori non vedenti o ipovedenti
Auotre: Samuel Beckett - Regia Claudio Boccaccini - Interpreti: Pietro de Silva, Felice Della Corte, Riccardo Barbera, Roberto Della Casa, Francesca Cannizzo - Luci e fonica Alessandro Pezza - Costumi: Lucia Mirabilie - Aiuto regia: Marzia Verdecchi - foto: Gianluca Lo Grasso - grafica: Giorgia Guarnieri - albero realizzato da Danilo Ciancolini

"ReFusi combatti l'ignorantezza!" di Roberta Skerl
TEATRO MANZONI  - Roma -  da martedì 19 aprile a domenica 15  maggio 2016,  dal martedì al venerdì ore 21 (terzo giovedì di rappresentazione ore 17 e ore 21; quarto martedì di programmazione ore 19), sabato ore 17 ed ore 21, domenica ore 17.30.
Una commedia dall'ironia trascinante ed al contempo capace di rivolgere uno sguardo lucido, disincantato ed acuto alla società che ci circonda, con tutte le sue piccole e grandi follie che mettono a repentaglio il nostro equilibrio sempre più precario.
"reFusi" nasce dall'incontro di due personalità femminili coraggiose, argute interpreti nei loro lavori precedenti della realtà quotidiana di questo insensato universo: il testo denso di intuizioni ed emozione di Roberta Skerl, drammaturga milanese dalla penna particolarmente prolifica ed originale, incontra la regia appassionata ed incisiva di Vanessa Gasbarri, capace di vestire ogni commedia di ritmo, energia e sentimento.
"reFusi" segna il ritorno sul palcoscenico di Saverio Marconi in una commedia brillante dopo un lungo percorso di direzione registica costellato da innumerevoli successi (dal "Pinocchio" con le musiche dei Pooh a "Cabaret", dalla prima versione italiana del musical "Cats" firmata assieme a Daniel Ezralow sino a "Grease" e al più recente "Frankenstein Junior"); con lui sul palco un terzetto di irresistibili paladini della commedia all'italiana: il poliedrico ed effervescente Fabio Avaro, l'impetuoso spirito partenopeo di Enzo Casertano e l'imprevedibile simpatia di Maria Lauria.
SINOSSI
I refusi sono gli errori di stampa e sono l’ossessione di Rodolfo Marra (Saverio Marconi), che nella vita faceva il correttore di bozze. Anche ora che non lo è più, gli strafalcioni che continuamente vede sui libri e i giornali costituiscono per lui una ragione di angoscia e tormento.
Ma in un momento di grave depressione, non sono più solo gli errori di stampa ad agitarlo. Bensì tutti gli svarioni, le incongruenze, le scorrettezze e insensatezze di questo folle mondo.
Il giorno in cui due inconsapevoli tecnici dei citofoni (Fabio Avaro ed Enzo Casertano) suonano a casa sua per cambiargli l’impianto, Rodolfo perde la testa. Sente il bisogno di sfogare con qualcuno la propria pena e, armato di una pistola, prende in ostaggio i due poveretti e la domestica ucraina (Maria Lauria) che gli fa le pulizie, poi.......
Pragma srl _Autore: Roberta Skerl -Regia: Vanessa Gasbarri - Interpreti: Saverio Marcon, Enzo Casertano, Fabio Avaro, Maria Lauria - Scene e costumi: Katia Titolo -Disegno luci: Giuseppe Filipponio - Musiche a cura di Raffaello Angelini - Assistenti alla regia: Olimpia Alvino, Alessandro Salvatori e Stefano Starna
www.teatromanzoni.info

"Wanna live? – Underdark –"  regia e testo di Luca Pastore
ANTEPRIMA NAZIONALE
TEATRO TRASTEVERE - Roma - da martedì 19 a domenica 24  aprile 2016,  ore 21.00_dom ore 18.00
 “Sei sola. sei sola?
               - Io sono qui -
Nessuno si è mai accorto di me
              -Solo i tuoi occhi sono come i miei -”
uno spettacolo grottesco-drammatico liberamente tratto dal celebre lungometraggio labyrinth di Jim Henson. La realtà è un incubo da cui è impossibile fuggire, un incubo popolato da creature in conflitto perenne: al centro una figura subisce i contrasti della sua solitaria esistenza e il suo riflesso si sgretola al rallentatore.
“Chi vincerà?
c’è un prezzo da pagare per continuare a vivere.....”
La black box del teatro è la cornice dentro la quale si sviluppa l’azione scenica; non sono contemplate quinte e gli attori restano sempre a vista senza mai sottrarsi allo spettatore.
La drammaturgia è
“.....Un vortice di corpo ed emozione che investe chi guarda,
regalando continue suggestioni a chiunque abbia il desiderio di riceverle....”
Teatro Trastevere in collaborazione con  I Cani Sciolti Compagnia Teatrale Artigianal_ Regia e testo:  Luca Pastore -  Interpreti: Mattia Grazioli, Luca Laviano, Matteo Antonucci,  Antonio Pastore, Biagio Iacovelli, Miriam Messina - Scene ed effetti speciali: Roberto Bonfantini  - Foto e progetto grafico: Ylenia Falamesca

"CON LA BOCCA PIENA DI SPILLE" drammaturgia e musica Martina Tiberti
PRIMA ASSOLUTA
TEATRO STUDIO UNO  - Roma -  da giovedì 21  a domenica 24  aprile 2016, ore 21.00_dom ore 18.00                                     
Spettacolo originale ispirato al racconto omonimo di Martina Tiberti che narra il percorso visionario di una giovane donna verso la liberazione dalle proprie ossessioni quotidiane, protagonisti Patrizia Ciabatta e Marco Zordan diretti da Raffaele Balzano.
Attraverso le parole di un venditore ambulante, incuriosito dalle pagine di un diario ritrovato per caso, entriamo nella vita di Leda. Una ragazza come tante, alle prese con le responsabilità del suo lavoro, ed una attimo dopo immersa nei momenti surreali e fantastici che sconvolgono la sua vita meticolosamente organizzata e apparentemente inappuntabile e perfetta.
“Con la bocca piena di spille” richiama la sensazione sgradevole di aver in bocca del metallo, le spille, le stesse che scandiscono, appuntate sui fogli, il lavoro di ogni giorno. Leda è così ossessionata dalle responsabilità da sentirsele dentro le spille e aver difficoltà a deglutire.
Lo spettacolo si muove tra presente e passato. Se pur confinati in momenti temporali diversi, i due protagonisti, avranno la possibilità di incontrarsi e regalare qualcosa l'uno all'altra. In un crescendo di eventi incredibili, la ragazza prende coscienza delle mediocrità in cui le sue giornate sono confinate. Gli incontri straordinari tra i due le permetteranno di fare luce e chiarezza su se se stessa, liberandola così da tutte le  insicurezze, i dubbi e le paure che non le permettevano di vivere un vita autentica.
Quella di Leda è una disgregazione del sé che non cade mai nel vittimismo ma si spoglia con ironia di ogni figura che l’anima non riconosce come propria: in una danza liberatoria i vestiti le cadono di dosso, fino a che sullo specchio non resta che la traccia di un’ombra, il riflesso di una figura femminile sul punto di dileguarsi. Anche le parole sul diario svaniscono: dopo un’ultima frase misteriosa c’è il bianco.
Un rigo si un rigo no Drammaturgia e musica Martina Tiberti - Regia Raffaele Balzano - Interpreti:  Patrizia Ciabatta e Marco Zordan
www.teatrostudiouno.com

"LA DONNA CHE DISSE NO" di Pierpaolo Saraceno
TEATRO PALLADIUM UniRomaTre Roma venerdì 22 aprile 2016,  ore 20,30
Una nuova opera teatrale liberamente tratta dalla vera storia di Franca Viola.
Quello di Franca Viola fu il primo vero rifiuto al matrimonio riparatore. Divenne simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane. Nel 1965, a soli 17 anni, venne rapita da Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi, e da altri suoi amici. La ragazza fu violentata per otto giorni. Il padre fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta "paciata", ovvero per un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani. Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l'onore suo e quello familiare. All'epoca, inoltre, la Repubblica Italiana proteggeva con l'articolo 544 del codice penale il reato di violenza carnale il quale veniva estinto se l'aggressore sposava la sua vittima. Franca Viola si rifiutò di sposare Melodia e solo nel 1981 l'articolo venne abrogato; nel 1996 lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato "contro la morale", bensì come un reato "contro la persona".
Testo e regia: Pierpaolo Saraceno - Interpreti:  Pierpaolo Saraceno, Mariapaola Tedesco - Musiche originali:  Concetto Fruciano - Scene e costumi:   Pierpaolo Saraceno - Disegno luci:  Gianni Grillo - Foto e video: Daniele Manzella - Direzione tecnica:   Massimiliano Boco - Produzione:  Onirika del Sud
www.teatro-palladium.it

delle SERATE CON OSPITI

apeRIVER
Thursday is the new Saturday
Special guest
FRANCA LEOSINI
e inoltre: 
Giuseppe Salsetta (from Amici) e Frank Polucci (from The Voice 2016)
Palco Aperto ospita il regista e attore Max Vado
MARMO - Roma - Giovedì 21 aprile 2016, dalle 19.00
Le Storie Maledette di Franca Leosini sbarcano all'ombra del Verano...
apeRIVER ha l'onore di ospitare un personaggio cult della televisione italiana, amatissimo dal pubblico gay: Franca Leosini, volto e firma, dal 1994, del programma “Storie Maledette”, che conduce con uno stile unico. La presentatrice sarà intervistata sul palco, mentre su uno schermo saranno proiettate le puntate più salienti del programma RAI dedicato ai fatti di cronaca nera e giudiziaria. Ma visto che la musica è un ingrediente imprescindibile di ogni apeRIVER, l'intervista sarà preceduta dalle giovani voci di Giuseppe Salsetta e Frank Polucci, il primo talento made in Amici, il secondo reduce in questi giorni dell'esperienza a The Voice. L'aperitivo eterofriendly dedicato a River Phoenix, avrà anche il piacere di accogliere il regista e attore Max Vado, che sarà introdotto da Giusva e dai River Boys.  A seguire un esclusivo djset di
Ci hanno abituato solo al meglio gli organizzatori di apeRIVER, che in questo giovedì di fine aprile si pregia della presenza di un personaggio amatissimo dal pubblico GLBT e non solo... Franca Leosini e le sue Storie Maledette, arrivano all'ombra del Verano, dove si cercherà di raccontare, attraverso un'intervista a 360 gradi condotta da Marco Pasqua ed Ezio Cristo, il fenomeno “Leosini”: a partire dai cosiddetti leosiners, i fan che seguono ogni “performance” televisiva della conduttrice e che animano vivacissimi communities on-line. Ma naturalmente si farà anche una panoramica di questi anni di “Storie Maledette”, ripercorrendo i casi più salienti (in alcuni casi i più virali...) e, ovviamente, trattando anche quelli più recenti.
La parte musicale, introdotta da Giusva e dai River Boys, vedrà come protagoniste le voci di Giuseppe Salsetta e Frank Polucci. Il primo, Salsetta, si avvicina da subito al canto. Nel 2007 partecipa ad Amici di Maria De Filippi, raggiungendo la fase finale del programma televisivo a cui segue il musical Rimini anni '60 e la commedia musicale Miracoli di Seta, insieme a Danny Mendez. Si classifica sesto al concorso di Sanremo Web e a giugno 2010 pubblica l'album d'esordio dal titolo Quello che Vorrei. Nel 2012 è in scena con lo spettacolo Ma perché non ci ho pensato prima, con le musiche del maestro Gianni Mazza. Nel 2013 esce il singolo Non voglio ciò e realizza anche l'inno della FISE (Federazione Italiana Sport Equestre), presentato a Roma, all'evento di Piazza di Siena.
Frank Polucci, songwriter originario di Guidonia, è un artista poliedrico dal carattere cupo e limpido insieme. Nella sua musica c'è gioia e dolore, sentimenti contrastanti che mettono a nudo le sue emozioni, attraverso interpretazioni accompagnate quasi sempre da una chitarra acustica ed una loop station che arricchisce i suoi brani con effetti per la voce e beatbox, cui cui crea mondi sonori degni di grande attenzione. Se si dovesse definirlo in un solo genere, si farebbe grande fatica. Polucci spazia dal rock spinto a momenti di pura visione eterea; amante dell'elettronica moderna ma anche delle penombre tipiche di mostri sacri come i Massive Attack. Fino a qualche giorno fa, ha incantato il pubblico di “The Voice” con le sue sonorità rock.
La sezione Palco Aperto, momento dedicato al meglio dell'intrattenimento romano, ospiterà il regista e attore Max Vado con una performance a sorpresa dedicata al pubblico riveriano. Dal 3 Maggio alla Sala Umberto, Max Vado curerà anche la direzione artistica dello spettacolo A letto dopo Carosello, che vedrà in scena la brillante Michela Andreozzi.
La colonna sonora della serata sarà selezionata, nella prima parte, da River, autore di una playlist molto pop. Dopo l'intervista alla Leosini, invece, salirà in consolle un tuffatore professionista: dj Dive.
E' il giovedì più  friendly che ci sia, in ogni senso.  Da Aba a Davide Papasidero, da Dario Guidi ad Andrea Maestrelli e poi Belaid, Mara Venier, Jerry Calà, Michela Andreozzi, Roberta Scardola, Gianni Sperti, Daniel DeCò, Mirko Oliva, Chiara Dello Iacovo, Arianna Alvisi, Virginio, Manuel Foresta, Marco De Vincentiis, Daév, Andrea Orchi, Machella, Federico Baroni, Andrea Riccardi, Kaligola, Fabio Canino, Roberta Carrese, Machella, Paola Pessot, Andrea Di Donna, Valerio Romagnoli, Andrea Riccardi, Leiner e i Dear Jack... Sono davvero tanti gli amici passati alla serata eterofriendly più accogliente della capitale, che regala al pubblico un momento diverso da ogni situazione! L'ingresso è gratuito ed aperto a tutti, etero, gay, ed eterocuriosi... Because Thursday is the new Saturday. L'obiettivo del gio vane fotografo Marco Portanova, catturerà il pubblico in fotoricordo disponibili sulla pagina ufficiale dell'evento: www.facebook.com/ApeRiver.
www.marmomusicbar.it

per L'ARTE

DEBUTTI

"ANTROPOLOGIA DEL VERNISSAGE" di Stefano Restivo
a cura di Mariaantonietta Fiordelisi
GALLERIA IL LABORATORIO – Roma – da martedì 19 a domenica 24 aprile 2016, orari vari
Si apre il 19 aprile 2016 alle 19,00 la terza personale del fotografo Stefano Restivo presso la galleria "il Laboratorio" in via del Moro, 49 a Roma.
ANTROPOLOGIA DEL VERNISSAGE, questo il titolo della mostra in cui Stefano Restivo, beffardo, a tratti cinico, disincantato ma mai distaccato, comunque senza pietà, ci presenta un preciso momento della vita di un artista: il vernissage. 
É in questo spazio-tempo, condensato in poche ore, che si incrociano le tensioni dell'artista, la curiosità di qualcuno e l'indifferenza di molti, concentrati, apparentemente, più sul proprio look che sulle opere.
Nel brusio del chiacchiericcio, nel tintinnare dei calici, le opere scompaiono e quello che resta è l'evento, l'occasione mondana e dunque la necessità di esserci, il desiderio non di vedere ma di farsi vedere: la situazione si ribalta e il vero spettatore pare sia l'opera...
La mostra si chiuderà il 24 aprile 2016, l'ingresso è libero.
Kirolandia corrente culturale accompagna la mostra come media partner.
www.uomoimperfetto.it

PROSEGUONO

"BARBIE. THE ICON " a cura di Massimiliano Capella
COMPLESSO DEL VITTORIANO  ALA BRASINI - Roma  - da venerdì 15 Aprile a domenca  30 Ottobre 2016, vari orari
Barbie as Marilyn, 1997 © Mattel Inc. 
Il suo vero nome è Barbara Millicent Roberts, ma per tutti è solo Barbie. Barbie è molto più di una semplice bambola. È un’icona globale, che in 56 anni di vita è riuscita ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica. Per questo motivo la sua figura attrae sempre più l’attenzione come fenomeno culturale e sociologico tanto da dedicarle mostre come Barbie.
The Icon che, appena conclusasi al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, arriva a Roma al Complesso del Vittoriano.
Nella sede romana la mostra, prodotta da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE in collaborazione con Mattel, curata da Massimiliano Capella, si è arricchita di nuovi prestiti dalla serie Barbie Fashionista, tra cui i modelli Curvy, Tall e Petit, che riproducono le diverse corporature femminili, e le wedding dolls della Coppia Reale inglese William e Catherine.
Barbie. The Icon racconta l’incredibile vita di questa bambola che si è fatta interprete delle trasformazioni estetiche e culturali della società lungo oltre mezzo secolo di storia, ma - a differenza di altri miti della contemporaneità che sono rimasti stritolati dal passare del tempo - ha avuto il privilegio di resistere allo scorrere degli anni e attraversare epoche e terre lontane, rappresentando oltre 50 diverse nazionalità, e rafforzando così la sua identità di specchio dell’immaginario globale.
Dal giorno in cui ha debuttato al New York International Toy Fair, esattamente il 9 marzo 1959, Barbie ha intrapreso mille diverse professioni. È andata sulla luna, è diventata ambasciatrice Unicef e ha indossato un miliardo di abiti per 980 milioni di metri di stoffa. Soprattutto Barbie è cambiata con lo scorrere del tempo, non solo delle mode o della moda, e si è trasformata per essere sempre al passo con il mondo. Ed è diventata una vera e propria icona.
Il percorso espositivo è studiato per offrire diversi livelli di lettura: alle informazioni di approfondimento storico e culturale per il pubblico adulto, si affiancano postazioni pensate per i bambini che, attraverso una serie di attività coinvolgenti, potranno approfondire la storia di Barbie.
www.ilvittoriano.com

"Alphonse Mucha"  a cura di Tomoko Sato
Alphonse Mucha Le stagioni: Estate 1896
 
 - Serie di quattro pannelli decorativi 
Litografie a colori, 103x54 cm ciascuna  © Mucha Trust 2016
COMPLESSO DEL VITTORIANO - ALA BRASINI - Roma - da venerdì 15 aprile a domenica 11 settembre 2016,  vari orari
Alphonse Mucha (1860-1939) è stato uno degli artisti più celebri dell’Europa a cavallo tra ‘800 e ‘900: combinando immagini di donne seducenti a composizioni e layout tipografici innovativi creò originalissimi manifesti. Nacque così un nuovo genere di arte visiva fiorito nella Parigi della Belle Époque. Lo stile Mucha venne a indicare ben presto tutta una serie di opere grafiche e oggetti decorativi che arredavano le case dei cultori dell’arte a Parigi e in altri Paesi, diventando un’icona dell’Art Nouveau. Nel 1904, durante una visita negli Stati Uniti, i mass media salutarono in Mucha il più grande artista decorativo del mondo.
Mentre nel contesto dell’arte internazionale aumentava la sua fama, in Mucha crebbe forte il desiderio di contribuire all’indipendenza politica delle Terre ceche e delle vicine regioni slave divise per secoli dalle potenze coloniali. Al di là di un’opulenza di facciata e di una visione modernista espresse dall’Esposizione universale di Parigi del 1900, nell’Europa centrale e orientale le tensioni politiche montavano. Mucha credeva nell’universalità dell’arte, nel suo potere d’ispirazione e di comunicazione, auspicando la creazione di un’unione spirituale dei popoli slavi e, in ultima analisi, di tutto il genere umano. L’artista sognava un mondo migliore, dove le minoranze etniche di qualsiasi background culturale avrebbero potuto vivere in armonia senza subire le minacce delle nazioni più potenti. L‘amore di Mucha per la propria terra e per gli ideali utopici si manifesta nel suo capolavoro, l’Epopea slava (1911-28).
Sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e con il patrocinio della Regione Lazio, la prima grande retrospettiva dedicata a Roma all’artista ceco Alphonse Mucha è organizzata e prodotta da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Mucha.
Curata da Tomoko Sato, la mostra si compone di oltre 200 opere tra dipinti, manifesti, disegni, opere decorative, gioielli e arredi, che concorrono a ripercorrere l’intero percorso creativo del massimo esponente dell’Art Nouveau.
L’evento vede come sponsor Generali, special partner Ricola, sponsor tecnico Trenitalia e media partner Vogue Italia.
L’evento è consigliato da Sky Arte HD.
Il catalogo è edito da Skira per Arthemisia.
Immagine a corredo: Alphonse Mucha Le stagioni: Estate - 1896  - Serie di quattro pannelli decorativi  - Litografie a colori, 103x54 cm ciascuna  © Mucha Trust 2016
www.ilvittoriano.com


"I Macchiaioli. Le collezioni svelate" curata da Francesca Dini
CHIOSTRO DEL BRAMANTE  - Roma - da mercoledì 16 marzo a  domenica 4 settembre 2016,  tutti i giorni dalle  ore 10.00 alle 20.00 , sabato e domenica 10.00-21.00
Cristiano Banti, Ritratto della figlia Alaide.
Olio su tavoletta, 30x42 cm. Collezione privata
Con il Patrocinio dell’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Roma, la mostra I Macchiaioli. Le collezioni svelate curata da Francesca Dini è prodotta e organizzata daDart - Chiostro del Bramante e Arthemisia Group.
La mostra I Macchiaioli. Le collezioni svelate apre al Chiostro del Bramante di Roma dal 16 marzo e ha il pregio di presentare al pubblico per la prima volta importanti dipinti dei Macchiaioli e non solo, collocandoli nel contesto delle antiche collezioni che in origine li ospitarono.
Le opere che appartenevano a grandi collezioni del passato - come quella di Cristiano Banti, Diego Martelli, Rinaldo Carnielo, Edoardo Bruno, Gustavo Sforni, Mario Galli,Enrico Checcucci, Camillo Giussani, Mario Borgiotti - oggi sono confluite per lo più in collezioni private e rappresentano un nucleo inedito del più importante movimento pittorico italiano del XIX Secolo.
In mostra oltre 110 opere che rappresentano la punta di diamante di ricchissime raccolte di grandi mecenati dell’epoca, personaggi di straordinario interesse, accomunati dalla passione per la pittura, imprenditori e uomini d’affari innamorati della bellezza, senza i quali oggi non avremmo potuto ammirare questi capolavori. Talvolta donate dagli autori stessi e più spesso acquistate per sostenere gli amici pittori in difficili momenti, queste opere - in grado di assecondare il piacere estetico e arricchire le più grandi quadrerie - sono diventate capolavori ricercati anche dai grandi intenditori d’arte dei nostri giorni.
In un percorso di 9 sezioni - ciascuna intitolata alla collezione di provenienza - il visitatore ha la possibilità di scoprire i Macchiaioli, il movimento pittorico più importante dell’Ottocento italiano e il clima storico che fa da sfondo alla vicenda di questi artisti, oltre ai temi, ai contenuti e ai personaggi di questo rivoluzionario movimento: si potranno ammirare opere quali Il Ponte Vecchio a Firenze (1878 ca.) di Telemaco Signorini - fortunosamente recuperato da Borgiotti sul mercato inglese: un capolavoro non più visto da decenni -, Il giubbetto rosso(1895) di Federico Zandomeneghi, Marcatura dei cavalli in Maremma (1887) e Ciociara (Ritratto di Amalia Nollemberg) del 1881 ca. di Giovanni Fattori, Place de la Concorde(1875) e Campo di neve (1880 ca.) di Giuseppe De Nittis, accanto al Ritratto di Alaide Banti in giardino (1875 ca.) di Cristiano Banti, Cucitrici di camicie rosse (1863) diOdoardo Borrani, Sforni in veranda che legge (1914 ca.) e il Ritratto della moglie Isa (1902 ca.) di Oscar Ghiglia.
In mostra, dunque, anche opere a cavallo tra Ottocento e Novecento che raccontano come le conquiste formali e concettuali dei Macchiaioli furono recepite e sviluppate dalle successive generazioni di pittori.
La mostra vede come sponsor Generali Italia. L’evento è consigliato da Sky Arte HD.
Il catalogo è edito da Skira.
Immagine a corredo: Cristiano Banti, Ritratto della figlia Alaide. Olio su tavoletta, 30x42 cm. Collezione privata
www.chiostrodelbramante.it

"Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento" a cura di David Ekserdjian
SCUDERIE DEL QUIRINALE – Roma – da sabato 12 marzo a domenica 26 giugno 2016, orari vari.
Attraverso una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo, la mostra mette a confronto i percorsi di due astri assoluti del Rinascimento italiano, Antonio Allegri detto Il Correggio (1489-1534) e Francesco Mazzola detto Il Parmigianino (1503-1540). Grazie al formidabile talento di questi due artisti, la città di Parma divenne all’inizio del XVI secolo un centro artistico in grado di competere a pieno titolo con le grandi capitali dell’arte italiana come Roma, Firenze e Venezia.
Correggio si recò a Parma solo alla fine degli anni Dieci del Cinquecento, quando era già all’apice della carriera, e vi rimase per il resto della sua vita. Con l’intento di esaminarne l’intero percorso artistico, sono stati selezionati in mostra circa venti dipinti che sottolineano opportunamente non solo la straordinaria carica emotiva e la gamma di sentimenti espressi dal Correggio pittore di immagini religiose, ma anche le sue opere di soggetto mitologico, che ebbero un’enorme influenza sugli artisti successivi, dai Carracci, a Watteau, fino a Picasso.
Si potranno ammirare capolavori come la Madonna Barrymore (Washington, National Gallery of Art), il Ritratto di dama (San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage), Il martirio di Quattro santi (Parma, Galleria Nazionale); Noli me tangere (Madrid, Museo del Prado), La Scuola di Amore (Londra, National Gallery); Danae (Roma, Galleria Borghese).
Quanto a Parmigianino, la cui carriera lo vide attivo anche a Roma e a Bologna, il numero di dipinti esposti sarà all’incirca lo stesso, ma accanto a quelli di soggetto religioso e mitologico, l’accento sarà posto anche sugli spettacolari risultati ottenuti nel genere del ritratto. Una ampia selezione di opere su carta metterà in evidenza la profonda diversità del loro approccio alla pratica del disegno: quello sostanzialmente funzionale di Correggio sarà accostato alla produzione incomparabilmente più ricca e varia di Parmigianino, artista mosso da un bisogno quasi ossessivo di disegnare. Tra i capolavori presenti in mostra si ricorda la grandePala di Bardi, prima opera realizzata dall’artista all’età di sedici anni, il monumentale San Rocco dipinto per la Basilica di San Petronio a Bologna, la Conversione di Saulo (Vienna, KUnsthistorisches Museum); la Madonna di San Zaccaria (Firenze, Gallerie degli Uffizi); la celeberrima Schiava turca della Galleria Nazionale di Parma e la cosiddetta "Antea", tra i ritratti più sofisticati e misteriosi di tutto il Cinquecento.
Oltre a Correggio e Parmigianino, che naturalmente saranno i protagonisti dell’evento espositivo, la mostra include anche dipinti e disegni di altri quattro artisti meno celebri ma non meno talentuosi della cosiddetta Scuola di Parma – Michelangelo Anselmi, Francesco Maria Rondani, Girolamo Mazzola Bedoli e Giorgio Gandini del Grano – a dimostrazione del fatto che uno degli effetti più notevoli della presenza a Parma di Correggio e Parmigianino fu proprio l’emergere di una cerchia di allievi e discepoli.
A cura di David Ekserdjian
Immagine a corredo: Parmigianino (Francesco Mazzola), Ritratto di giovane donna detta "Schiava turca" (particolare). Parma, Galleria Nazionale.
Su concessione del Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo – Polo Museale dell’Emilia Romagna. E’ vietata la duplicazione o riproduzione con qualsiasi mezzo.
www.scuderiequirinale.it

Street Art - Banksy & Co.
PALAZZO PEPOLI - Museo della Storia di Bologna - Bologna - da venerdì 18 marzo a domenica 26 giugno 2016, vari orari
Sul finire degli anni Sessanta del ‘900, nuove pratiche artistiche urbane sono apparse in diverse città del mondo occidentale, con l’intento di ridefinire la nozione di arte nello spazio pubblico. Sotto l’etichetta street art, riuniamo oggi diverse forme di arte pubblica indipendente, che riprendendo i codici della cultura pop e del graffittismo, utilizzano il dialogo tra la strada e il web per dare vita a forme decisamente innovative. Dopo dieci lustri, il fenomeno socio-culturale del graffitismo urbano ha guadagnato una rilevanza unica nel panorama della creatività contemporanea: le opere di artisti come Banksy hanno invaso le maggiori città del mondo, e dagli anni Ottanta a oggi la stessa Bologna si è affermata come punto di riferimento per molti artisti - da Cuoghi Corsello a Blu, passando per Dado e Rusty - che hanno scelto proprio la città Felsina per lasciare il loro segno sui muri. Dal 18 marzo al 26 giugno 2016 questa forma d’arte è raccontata nella sua evoluzione, interezza e spettacolarità nelle sale di Palazzo Pepoli - Museo della Storia di Bologna con una grande mostra intitolata Street Art - Banksy & Co. L’evento porterà inoltre per la prima volta in Italia la collezione del pittore statunitense Martin Wong donata nel 1994 al Museo della Città di New York, presentata nella mostra City as Canvas: Graffiti Art from the Martin Wong Collection, a cura di Sean Corcoran curatore di stampe e fotografie del Museo. Come mostra dentro la mostra, la sezione vuole individuare la New York del 1980, nella quale si potranno ammirare lavori dei più grandi graffiti writers e street artists statunitensi come Dondi White, Keith Haring, e Lady Pink. La mostra, prodotta e organizzata da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Genus Bononiae. Musei nella città e Arthemisia Group, curata da Luca Ciancabilla, Christian Omodeo e Sean Corcoran, intende spiegare il valore culturale e l’interesse artistico della street art. Il progetto nasce dalla volontà del Professor Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae, e di un gruppo di esperti nel campo della street art e del restauro con l’obiettivo di avviare una riflessione sui principi e sulle modalità della salvaguardia e conservazione di queste forme d’arte. Il progetto di “strappo” e restauro, una sperimentazione condotta dal laboratorio di restauro Camillo Tarozzi, Marco Pasqualicchio e Nicola Giordani su alcuni muri bolognesi di Blu - uno dei dieci street artists migliori al mondo come riporta una classifica del The Guardian del 2011 -, quali il grande murale delle ex Officine di Casaralta (Senza titolo, 2006) e il murale della facciata delle ex Officine Cevolani (Senza titolo, 2003) destinati altrimenti alla demolizione, è parso come un’occasione propizia per una mostra che vuole contribuire all’attuale dibattito internazionale: da anni, infatti, la comunità scientifica pone l’attenzione sul problema della salvaguardia di queste testimonianze dell’arte contemporanea e della loro eventuale e possibile
“musealizzazione” a discapito dell’originaria collocazione ma a favore della loro conservazione e trasmissione ai posteri. La mostra Street Art - Banksy & Co. racconta per la prima volta le influenze sulle arti visive che la street art ha avuto e continua ad avere, passando per quell’estetica che nacque a New York negli anni ‘70 grazie alla passione per il lettering e il name writing di giovani dei quartieri periferici della città. Espone le opere di autori associati al graffiti writing e alla street art, per creare lungo il percorso le assonanze tra le diverse produzioni e spiegare il modo in cui sono state recepite dalla società. Il patrimonio artistico è protagonista dell’inedita esposizione ospitata a Palazzo Pepoli, che con la sua corte coperta riproduce quella che potrebbe essere una porzione di città, luogo ideale per raccontare una tappa importante della storia di Bologna. Il fine utopistico e l’intento sono proteggere e conservare questa forma d’arte e portare le attuali politiche culturali a riconoscere l’esigenza di una ridefinizione degli strumenti d’intervento nello spazio urbano perché i graffiti - oggi più di ieri - influenzano il mondo della grafica, il gusto delle persone, l’Arte intera di questo secolo.
www.mostrastreetart.it
www.genusbononiae.it/palazzi/palazzo-pepoli/

"La seduzione dell’antico Da Picasso a Duchamp da De Chirico a Pistoletto" a cura di Claudio Spadoni
MAR – Museo d'Arte della città di Ravenna - Ravenna - da domenica 21 febbraio a domenica 26 giugno 2016, vari orari
Enti organizzatori: Comune di Ravenna - Assessorato alla Cultura, MAR Ravenna . Con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Con il sostegno di CMC Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna, CNA Servizi Ravenna 
 “Quel non so che di antico e di moderno...” lo scriveva Carlo Carrà dopo la stagione futurista, in un tempo in cui - era il 1916 - egli stesso era ormai rivolto a un ripensamento del passato, come scrisse nei suoi due saggi Parlata su Giotto e Paolo Uccello costruttore. Un pensiero, quello di Carrà, ambiguamente definito “il ritorno all’ordine” che ormai andava diffondendosi anche oltre i confini, dopo le “avventurose” sortite delle avanguardie che avevano segnato il primo Novecento fino alla Grande Guerra. Ma se la fase delle avanguardie storiche non poteva dirsi conclusa, almeno fino all’entrata in scena del Surrealismo - di cui il manifesto del 1924 ne suggella la nascita -, il clima storico era profondamente mutato, come testimoniano i “cambiamenti di rotta” di diversi protagonisti di quelle stesse avanguardie.  La mostra La seduzione dell’antico. Da Picasso a Duchamp, da De Chirico a Pistoletto narra quanto sia stato insopprimibile il richiamo all’“antico” lungo tutto il Novecento, come testimoniato opere di artisti quali De Chirico, Morandi, Carrà, Martini, Casorati, Sironi, Scipione, Fontana, Guttuso e Clerici, Schifano, Festa, Angeli, Ceroli, Paolini, Pistoletto, Ontani, Mariani, Paladino, Duchamp, Man Ray, Picasso e Klein esposte al MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna dal 21 febbraio al 26 giugno 2016.  La mostra, promossa dal MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna, realizzata grazie al prezioso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e a cura di Claudio Spadoni, ripercorre la storia del Novecento documentando artisti e vicende che testimoniano l’attenzione all'“antico” non solo di coloro estranei alle trasgressioni delle avanguardie, ma anche di molti che, senza rinnegare la loro appartenenza a movimenti o tendenze, hanno attinto all’antico proponendo un ritorno alla figuratività più quieta, appoggiata ai valori della tradizione.   Una tradizione intesa come restituzione moderna di modelli dell’antico, anche fino all’esplicita citazione; oppure in forma evocativa, come pretesto per una rilettura inedita, come uno sguardo disincantato rivolto a opere e figure mitizzate del passato da contestualizzare nella contemporaneità, per giungere alle operazioni più disincantate e dissacratorie condotte da alcuni artisti. Attraverso otto sezioni l’esposizione racconta protagonisti come De Chirico, Morandi, Carrà, Martini e Casorati; il periodo cruciale del “ritorno all’ordine” fra le due Guerre quando prima Sironi e poi gli artisti italiani più significativi esponevano sotto l’etichetta del “Novecento”, il movimento promosso  da Margherita Sarfatti; fino narrare il Realismo magico, le versioni diversissime del Neobarocco, da Scipione a Fontana a Leoncillo; illustrare attraverso le loro opere figure di artisti quali Guttuso e Clerici; la stagione della Pop Art, con Schifano, Festa, Angeli, Ceroli, e quindi, nel pieno dell'Arte Povera, raccontare di Paolini e Pistoletto. E ancora, da Salvo ad Ontani, da Mariani a Paladino e la rilevante presenza di stranieri quali Duchamp, Man Ray, Picasso, Klein.   Il Novecento è stato il secolo all’insegna del “nuovo” che ha visto le avanguardie dei primi decenni e quindi le neoavanguardie del secondo dopoguerra protagoniste della scena artistica internazionale, che la mostra intende descrivere, a cui la critica, i Musei, le Fondazioni e il mercato dell’arte hanno rivolto sempre maggiori attenzioni. 
Comitato scientifico Antonio Paolucci, Elena Pontiggia, Marco Bazzocchi, Claudio Spadoni
www.arthemisia.it www.mar.ra.it

"IL SIMBOLISMO Dalla Belle Époque alla Grande Guerra" a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet.
PALAZZO REALE - Milano - da mercoledì 3 febbraio a domenica 5 giugno 2106 - orari vari
Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra è una grande mostra che si inserisce in un preciso programma che Palazzo Reale dedica all’arte tra fine Ottocento e inizio Novecento e che ha già visto l’inaugurazione di Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau (fino al 20 marzo 2016).
Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE eArthemisia Group, la mostra è a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet.
“La prima grande mostra del 2016 di Palazzo Reale è dedicata a uno dei movimenti artistici che hanno marcato il passaggio dall’Ottocento al Novecento, segnando il superamento della rappresentazione oggettiva della realtà e approdando a una dimensione più intima e soggettiva del reale – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Un percorso suggestivo e affascinante che accompagnerà il visitatore in mostra, conducendolo lungo un percorso di opere straordinarie realizzate da quegli artisti che, nel corso della loro vita, hanno abbracciato il movimento simbolista”.
Con oltre 2.000 mq di superficie espositiva e 24 sale site al piano nobile di Palazzo Reale di Milano, Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra mette per la prima volta a confronto i simbolisti italiani con quelli stranieri grazie a circa un centinaio di dipinti, oltre alla scultura e una eccezionale selezione di grafica, che rappresenta uno dei versanti più interessanti della produzione artistica del Simbolismo, provenienti da importanti istituzioni museali italiane ed europee oltre che da collezioni private.
www.palazzorealemilano.it

"MATISSE E IL SUO TEMPO"  a cura di Cécile Debray
PALAZZO CHIABLESE - Torino - da sabato 12 dicembre 2015 a domenica 15 maggio 2016 - orari vari
Promossa dal Comune di Torino -- Assessorato alla Cultura, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dal Polo Reale di Torino e organizzata dal Centre Pompidou di Parigi, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group.
“Ho lavorato per arricchire la mia intelligenza, per soddisfare le differenti esigenze del mio spirito, sforzando tutto il mio essere alla comprensione delle diverse interpretazioni dell’arte plastica date dagli antichi maestri e dai moderni.” Henri Matisse,
Notes d'un peintre in “La Grande Revue”, 25 dicembre 1908 Matisse “l’ansioso, il follemente anioso” -¬ così lo descrive uno dei suoi amici divisionisti -- domina l’arte della prima metà del XX Secolo ed è considerato uno delle coscienze artistiche più affascinanti del Novecento. Sempre al centro di dibattiti, durante tutta la sua carriera è stato capogruppo dei fauves, osservatore critico del cubismo, discepolo di Signac, Renoir e Bonnard, rivale di Picasso, maestro d’accademia e infine precursore di un’arte che anticipa l’espressionismo astratto newyorkese. Con 50 opere di Matisse e 47 di artisti a lui coevi quali Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Miró, Derain, Braque, Marquet, Léger – tutte provenienti dal Centre Pompidou – la mostra “Matisse e il suo tempo” si prefigge di mostrare le opere di Matisse attraverso l’esatto contesto delle sue amicizie e degli scambi artistici con altri pittori.
Così, per mezzo di confronti visivi con opere di artisti suoi contemporanei, sarà possibile cogliere non solo le sottili influenze reciproche o le fonti comuni di ispirazione, ma anche una sorta di “spirito del tempo”, che unisce Matisse e gli altri artisti e che coinvolge momenti finora poco studiati, come il modernismo degli anni quaranta e cinquanta. Opere di Matisse quali Icaro (della serie Jazz del 1947), Grande interno rosso (1948), Ragazza vestita di bianco, su fondo rosso (1946) sono messe a confronto con i quadri di Picasso, come Nudo con berretto turco (1955), di Braque, come Toeletta davanti alla finestra (1942), di Léger, come Il tempo libero – Omaggio a Louis David (1948--1949)
Promossa dal Comune di Torino -- Assessorato alla Cultura, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dal Polo Reale di Torino e organizzata dal Centre Pompidou di Parigi, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group,
La mostra curata da Cécile Debray conservatore Centre Pompidou. Dieci sezioni in mostra illustrano, secondo un percorso cronologico intercalato da approfondimenti tematici, le figure matissiane delle odalische -- come in Odalisca con pantaloni rossi del 1921 --; la raffigurazione dell’atelier, soggetto ricorrente nell’opera di Matisse ma che, negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, dà luogo a quadri stupefacenti a firma di Braque (L'Atelier IX, 1952--56) e Picasso (Lo studio, 1955); l’opera e il percorso di Matisse dai suoi esordi con Gustave Moreau (1897--99) fino alla sua scomparsa negli anni Sessanta e alle ultime carte dipinte e ritagliate.
Sponsor: Lottomatica e come sponsor tecnici Grandi Stazioni, Trenitalia, Coop, Canale Arte.
Con il supporto di La Rinascente.
 L'evento è consigliato da Sky Arte HD. Il catalogo è edito da 24 ORE Cultura -- Gruppo 24 ORE.
www.mostramatisse.it

"Toulouse-Lautrec La collezione del Museo di Belle Arti di Budapest"
MUSEO DELL'ARA PACIS - Roma -  da venerdì 4 dicembre 2015 a domenica 8 maggio 2016 - orari vari
Promossa e prodotta da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura.
“[…] la novità è raramente l'essenziale. Questo ha a che fare con una cosa sola: rappresentare un soggetto meglio di quanto faccia la sua natura intrinseca.” 
Henri de Toulouse-Lautrec 
Con circa 170 opere provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest, arriva al Museo dell’Ara Pacis di Roma una grande mostra su Toulouse-Lautrec, il pittore bohémien della Parigi di fine Ottocento, che ripercorre l’attività dell’artista dal 1891 al 1900, poco prima della sua morte avvenuta a soli 36 anni.
La mostra, promossa e prodotta da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, consentirà di portare a Roma il fiore della raccolta di opere di Toulouse-Lautrec conservata Al Museo di Belle Arti di Budapest (Szépmű vészeti Múzeum), uno dei più importanti in Europa, con capolavori che vanno dal Medioevo al Novecento. In occasione dell’esposizione romana, curata da Zsuzsa Gonda e Kata Bodor, circa 170 litografie della collezione (tra cui otto affiches di grande formato e due cover degli album della cantante, attrice e scrittrice francese Yvette Guilbert con circa 10 litografie) lasceranno Budapest per essere esposte al Museo dell’Ara Pacis dal 4 dicembre 2015 all’8 maggio 2016.
Attraverso questa esposizione sarà possibile conoscere a tutto tondo l'opera grafica di Toulouse-Lautrec: manifesti, illustrazioni, copertine di spartiti e locandine, alcune delle quali sono autentiche rarità perché stampate in tirature limitate, firmate e numerate e corredate dalla dedica dell'artista.
Henri de Toulouse-Lautrec è considerato il più famoso maestro di manifesti e stampe tra il XIX e XX Secolo. Tra le peculiarità della sua arte, è l’avere come soggetto la più disparata umanità illustrata in momenti quotidiani o di divertimento, affascinando così la borghesia francese. Sua grande fonte d’ispirazione è il quartiere parigino di Montmartre e la maggior parte delle sue opere sono riconducibili alla vita notturna e ai locali di questa zona. Sono rappresentazione d’istanti di vita quotidiana che Lautrec restituisce con un effetto di grande immediatezza: in poco tempo l’artista diventa uno degli illustratori e disegnatori più richiesti di Parigi; gli sono commissionati manifesti pubblicitari per le rappresentazioni teatrali, i balletti e gli spettacoli, oltre che illustrazioni d’importanti riviste dell’epoca, come la satirica Le Rire.
Nel percorso di mostra, oltre le opere di Toulouse-Lautrec, rare immagini (fotografie e riprese cinematografiche) d’inizio Novecento evocano la Parigi della Belle Époque. Inoltre, un’applicazione interattiva guida il visitatore alla scoperta della tecnica litografica e delle tecniche di stampa di fine Ottocento, dai colori accesi e la riproduzione su vasta scala, ai presupposti per la nascita del manifesto pubblicitario, di cui egli è stato con la sua arte il precursore.
La mostra vede come sponsor Generali Italia, come sponsor tecnico Codognotto e come partner dell’iniziativa Trenitalia.
Media coverage by Sky Arte HD. - Il catalogo è edito da Skira.
www.arapacis.it

Kirosegnaliamo esce all’inizio di ogni settimana, chi volesse darci comunicazione di eventi con rilievo artistico-culturale può scriverci a kirolandia@gmail.com oppure info@kirolandia.com,  entro la domenica precedente, specificando chiaramente la richiesta di segnalazione, provvederemo previa specifica selezione all'inserimento …

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